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Il Comune di Forlimpopoli, che fa parte della provincia di Forlì-Cesena, è situato nella pianura romagnola, ai piedi delle ultime alture collinari appenniniche e a circa 25 km dalla costa adriatica. Il centro abitato si trova lungo la Via Emilia, tra Forlì e Cesena, laddove la strada si incontra con la valle del bidente-Ronco. Il territorio comunale di Forlimpopoli conta oggi 11.300 abitanti, concentrati in prevalenza nel centro urbano. Fanno parte del Comune anche le piccole frazioni di Selbagnone, Sant’Andrea, San Pietro ai Prati e parte di quella di San Leonardo. Le principali vie d’accesso a Forlimpopoli sono la ferrovia Bologna-Ancona e la Via Emilia, che da pochi anni aggira l’abitato verso nord con una moderna circonvallazione. Coloro che utilizzano l’autostrada del mare (A14), possono uscire al casello di Forlì (se provengono da nord) o a quello di Cesena nord (se provengono da sud), distanti una decina di chilometri. Molto vicina è anche l’uscita di Cesena ovest della E45, la superstrada che collega Ravenna a Perugia e Roma.
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Figlio di Teresa Giunchi e di Agostino nacque a Forlimpopoli il 4 Agosto 1820 e crebbe, unico maschio, insieme a sette sorelle. Il padre, droghiere, partecipò ai moti del 1821 e del 1831. Fu membro del "Comitato di Governo di Forlimpopoli", infatti firmò il proclama del 6 Marzo 1831 inneggiante alla Libertà, all’Unione, alla Patria. Pellegrino, invece, detestava gli estremismi e non si dedicò alla politica. Studiò in seminario a Bertinoro poi per aiutare il padre nel commercio viaggiò in diversi paesi dello Stato Pontificio ed oltre i confini. Nel 1852 si trasferì a Firenze dove continuò a dedicarsi al commercio ed
in seguito fondò un banco di sconto. L’allontanamento da Forlimpopoli maturò a causa dell’impresa della banda del Passatore che la notte del 25 Gennaio 1851 si impadronì del Teatro Verdi e del paese. Il brigante Stefano Pelloni costrinse i signori a consegnargli gioielli e denaro. Entrò nelle case spargendo minacce e terrore e provocando la pazzia di Gertrude, sorella di Pellegrino. A Firenze l’Artusi trovò serenità e alternò all’attività finanziaria quella letteraria. Nel 1878 fece pubblicare alcuni saggi di critica: "Vita di Ugo Foscolo. Note al Carme dei Sepolcri" e successivamente "Osservazioni in appendice a trenta lettere di Giuseppe Giusti". Amante della cucina, ormai sessantenne iniziò a sperimentare e a raccogliere ricette tanto da diventare gastronomo di fama internazionale. Il suo successo è dovuto al libro "La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene" che pubblicò a sue spese nel 1891. L’opera, scritta con spirito e con prosa sapiente, è ancora attuale: tenta un dosaggio delle varie cucine regionali e offre una serie di ricette accessibili alla tipica famiglia borghese del tempo. Il testo è considerato il "primo classico" dell’arte culinaria nazionale e viene indicato con il nome stesso dell’autore. Morì a 91 anni, il 30 Marzo 1911 a Firenze e lasciò parte dei suoi beni al paese natale che, riconoscente, gli ha dedicato la Casa di Riposo, la Biblioteca, l’Istituto Alberghiero.
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